DOCUMENTI RAPPORTO SULLA SITUAZIONE DEI PIGMEI NELLA FORESTA DELL'ITURI
La foresta dell'ITURI comprende l'area geografica del bacino del fiume ITURI-ARUWIMI, che nasce sul versante occidentale dei Monti Blu, a Nord di BUNIA (circa 2°9' lat. NORD - 30°14' long. EST), e sfocia nel fiume CONGO/ZAIRE a BASOKO, a Ovest di Kisangani (1°19' lat. NORD - 23°34' long. EST).
In questa foresta, oltre ai legni preziosi quali il mogano e simili, tipici delle zone equato-tropicali, oltre ai pochi esemplari di elefanti, leopardi e coccodrilli spietatamente cacciati dai bracconieri (più o meno "ufficiali" quali soldati e agenti dello stato), vivono gli ultimi rari esemplari di OKAPI, ormai in via di estinzione per la caccia spietata che ne è fatta.
Come dal rapporto allegato, i Pigmei dell'Ituri - che dal punto di vista amministrativo dipendono dal territorio di Mambasa, distretto di Bunia-Isiro, provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo --sono minacciati di 'genocidio' talvolta anche fisico (subendo minacce di morte se vengono trovati a cacciare nelle "concessioni" delle compagnie forestali) e sicuramente culturale e morale, per lo stato di servaggio socio-economico cui sono sottoposti da dette compagnie.
La popolazione pigmea dell'ITURI ammonta a circa 35.000 individui. Essi vivono in 'campi' di due tipi: uno da semisedentari, presso i villaggi degli agricoltori bantu e in uno stato di larvata schiavitù; gli altri sparsi nelle zone di caccia proprie di ciascun gruppo, che comprende in media circa 60 individui, cioè una decina di famiglie imparentate tra loro in linea retta o indiretta.
L'economia dei PIGMEI è essenzialmente basata sulla caccia-pesca e raccolta di prodotti della foresta. Nei mesi in cui vivono nei campi semisedentari, vanno come giornalieri ad aiutare gli agricoltori bantu. Diviene loro difficile dedicarsi all'agricoltura, non solo per la loro cultura di cacciatori, ma anche perché gli agricoltori lasciano loro liberi i terreni meno fertili.
Testimoni della distruzione della foresta dell'Ituri lungo l'asse stradale da BENI a Mambasa, del genocidio fisico e culturale dei Pigmei e del massacro della fauna rara in essa vivente:
- Padre Antonio Mazzucato, missionario 'fidei donum' della diocesi di BUTEMBO-BENI (Nord Kiwu e provincia orientale della R.D.C.). Studi: Licenza in Teologia dogmatica all'università Gregoriana di Roma, nel 1967; diplomato 'graduè' in linguistica e antropologia africane all'università Lovanium di Kinshasa dal 1967 al 1969.
- Prof. Benito Mazzucato, gemello di P.Antonio. Vive con lui dal 1990 a Etabe. Laureato in Lettere moderne all'Università Cattolica di Milano nel 1966; licenziato in Sociologia all'Università di Trento nel 1972-73; insegnante di lettere nella Scuola Media dal 1965 al 1968, e negli Istituti Tecnici Commerciali e Professionali dal 1968 al 1987, a Bolzano, Firenze e Barberino in Val d'Elsa.
- Prof. Jean-Pierre Venge, congolese dell'etnia dei BANANDE; diplomato in scienze religiose all'Istituto Superiore di Teologia di BUNIA, vive con i due gemelli a Etabe dal 1997, mentre la sua famiglia (moglie e quattro figli) vive a Butembo.
- Ins. Verena Kanyere, dell'etnia dei Banande; diplomata EAP (Ecole d'Application Pedagogique della diocesi di Butembo-Beni). Vive a Etabe e fa parte dell'équipe costituita dal P.Antonio per il P.P.E. (PROJET PYGMEES ETABE).
Come da copia allegata, il Projet mira all'integrazione dei Pigmei nel processo di evoluzione dei popoli circostanti, non mediante la disparizione della cultura pigmea, ma mediante il suo connubio con le altre culture.
L'obiettivo concreto perseguito è duplice:
- riconoscimento giuridico di zone forestali riservate esclusivamente ai Pigmei, affinchè possano continuare a vivere secondo la loro cultura;
- autonomia amministrativa dei Pigmei e delle loro zone di insediamento, sempre nell'ambito dello stato congolese.
Solo così si potrà avere una garanzia seria minima del salvataggio non solo dei Pigmei ma anche della flora e della fauna di quelle foreste, delle quali soltanto i Pigmei possono essere validi custodi e guardiani.
Bolzano, 27 dicembre 1998.
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